Caro Diario, So già che ti ho abbandonato quest’inverno. Perdonami. L’ultima volta che ti ho scritto è stata quando volevo raccontarti che era un mese che stavo in questa città e che il pittore, nonostante la sua notorietà, continuava a non tracciare nemmeno una linea del mio corpo. E lì, mi sono interrotta. Era il periodo in cui ogni mattina dovevo arrivare alla stanza dell’ultimo piano dell’hotel, quella in cui risiedeva il pittore, esattamente alle 8:15 per andarmene alle 11.15. Il rituale era sempre lo stesso: appena arrivavo, ansimando perché odio gli ascensori, prima di svestirmi, mi chiedeva di sedermi accanto alla finestra e di scegliere un tè ai fiori dalla scatola di legno. E mentre bevevo il tè, mi chiedeva anche di non pensare ad altro che agli alberi che si vedevano da lì. Siccome era inverno, non si vedeva granché, ficus, avambracci con dita artritiche, ossa che si contorcevano su se stesse. E quando iniziavo a intravedere promesse di cinguettii, nervature, resine di di...
Questo lavoro nasce dalla visita alla mostra Le donne dell'antichità di Anselm Kiefer a Villa Rufolo. Ogni figura indossava una sorta di abito nuziale e portava una testa diversa per forma e materiale. Ognuna aveva anche un nome che arrivava dalla storia, dal mito, dalla Bibbia o dalla tradizione cristiana: Demetra, dea greca della terra e del raccolto; Ave Maria Turris Eburnea; Gezabele, regina fenicia ricordata dalla Bibbia; Arria Maggiore, figura della storia romana; Tusnelda, principessa germanica presa come trofeo di guerra, Nelle sculture di Kiefer queste donne emergono dal piombo, dalla cenere, dalla materia stratificata. Le loro storie prendono corpo tra giardini, muri, terrazze e corridoi. Ogni opera apre uno spazio di incontro tra epoche diverse. Questo lavoro nasce dall'ascolto di quelle voci. Le figure dialogano con la casa che le accoglie, con la pietra, con il mare e con il giardino. Ogni fotografia segue il filo di quella conversazione silenziosa che continua a...