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Showing posts from 2020
...  c'era un catenaccio che anche se sapeva bene che il suo compito era di chiudere, non si sarebbe mai aspettato che la ruggine lo chiudesse a morte.  E allora sono arrivate due fiori che di se stessi sapevano soltanto  la formula chimica che poteva aprire, almeno, a un po' di ossigeno e a qualche spunto di blu. 
...  questa è la storia di un  annaffiatoio  che sentì per la prima volta nella sua vita la parola 'assembramento'. Fu fuori a un casalingo fra le nuove cose proibite in città a causa di una terribile pandemia.  Se li avessero detto la parola 'groviglio' allora lui, che era nato per nutrire alle piante di idrogeno e ossigeno, avrebbe capito come sciogliersi discretamente da quei nodi, ma da un assembramento era proprio impossibile scappare senza fare dei picchiettii a coro. 
Questa è la storia di un cervello che si acchiappava cosi fortemente al suo emisfero sinistro che non sapeva che bastava girarsi per diventare un cuore a tutto tondo. 
Questa è la storia di una Sedia del Palazzo Reale di Napoli che voleva concedersi all’ospite più onorevole che ci fosse al mondo. E allora promise formare un camino di rose per segnare la strada a chi accogliesse la sua proposta... L’invito arrivò fino al seme di una rosa meravigliosamente nera nel giardino di una di tante casette a schiera in un quartiere grigio di Denver, Colorado; ma questo seme rispose che senza la casa di legno che le diede la luce e l’ombra che l’aveva permesso di avere tutta quella promessa di vita in se stesso non sarebbe mai potuto germinare, tanto meno sedersi in una Sedia Reale dall’altro lato dell’oceano... Allora il Gigante Cortile Reale disse: “Che venga la casa intera! I miei giardini non vedono l’ora di poter germinare un rosaio di rose nere alla luce di quella casa.”  E la Sedia Reale? Niente, lei si potrebbe accontentare di sentire le storie delle mura di legno della casa che hanno trattenuto i s ogni della sua antica abitante:  The Mother o...
  e c’erano 12 fiori di ferro battuto da 15 che dovevano esserci, ma manco di quelli se ne accorgevano i pedoni che passavano sotto...  Era per colpa dei 4 leoni che li custodivano..., 4 leoni che non potevano ruggire perché avevano un nastro in bocca... Ma non appena se ne libereranno sputeranno i fiori e suoneranno come soffi delle trombe che ronzano repentinamente sul marciapiede. 
  e c’era un drago che aveva un debole per il lapislazzuli, si vedeva subito dal colore delle goccioline in bocca che ogni tanto e senza apparente motivo scintillava dal suo profilo. E lui... poverino... doveva restare fermo in quel museo pieno di estintori di sicurezza a sentirsi dire, in tedesco, i centimetri che misurava e che non era di carne ma di mattoni d’argilla invetriati e, per i più insolenti, che molto serpentino non sembrava... Ma a lui le ali e le curve li si espandevano e contraevano, larghe e decise, sopratutto nelle notti di mezza luna, per volare blu oltremare e scorrere العرب l شط il delta dei due fiumi dove era nato.  شط العرب = Shaṭṭ al- ʿ Arab è un fiume dell’Asia formato dalla confluenza del Tigri e dell’Eufrate 
questa è la storia di un lampione che voleva illuminare gialla la vita anche di giorno... E l’unica trattativa che riuscì a chiudere col Comune è stata quella di capovolgere qualche schizzi di giallo e trasformarli in ombrelloni di un lido sulla spiaggia. 
  Questa è la storia del palmo di una mano che voleva diventare kintsugi ... Quando seppe di una casa terremotata in un’isoletta del Mediterraneo, decise di cedere le sue linee al numero civico di una piastrella che, come   lei, conteneva la perfezione del cinque.  

Reseña de Elena Gómez de 1/4

" Que no planchen las sábanas:  que la luna las espera  para sacar las barcas a sus mareas" No es casual que el delicado libro Un cuarto ¼ (Universidad Iberoamericana Ciudad de México y Textofilia Ediciones, 2018) de Celina Dávila inicie con Granada 39 un poema que invita a recorrer las 25 habitaciones de hotel en las cuales se experimenta el amor, el erotismo, la ternura y la impaciencia entre sábanas blancas y ventanales cuya vista a veces da al mar y otras a un muro triste. Y cuando digo que no es casual, me refiero a que Granada es donde nació y murió Federico García Lorca. Las personas que lo conocían lo amaban. José Luis Cano decía de él que era “la lumbre misma”; “Él trae la felicidad”, afirmaba Vicente Alexandre; “Lorca ha sido y es faro y misterio” expresaba Pablo Neruda y Rafael Alberti decía: “cuando Federico entra en una habitación es como si se iluminara”. Así es este nuevo libro de Celina, lleno de habitaciones cuyas historias irradian ...